I sette peccati capitali da evitare prima di decidere di investire


Sette peccati capitali prima di investireCome evitare di incorrere nei sette peccati capitali quando di decide di investire.

Quando si decide di investire non si possono prendere decisioni alla leggera, dove, quando e soprattutto come investire sono le prima domande che normalmente ci si pone quando abbiamo la disponibilità di una certa cifra di denaro sul  nostro conto corrente.

A volte la scelta sembra difficile a tal punto che molto spesso si preferisce rimandare il problema ed aspettare un “momento migliore” per cui la soluzione principe che si tende ad assumere è lasciarli dove sono.

Inizio subito col dire che i soldi sul conto corrente non sono un investimento, al giorno d’oggi con i tassi di interesse a zero sommate alle spese sui servizi dei conti correnti l’unica cosa certa è che ci si rimette. Le banche non fanno sconti.

Altra alternativa che spesso si incontra è quella di farsi “consigliare” dall’addetto in banca, premesso che ognuno fa il proprio mestiere e gioca il suo ruolo, il dipendente della banca o il consulente monomandatario sono soggetti a “ordini di scuderia” e li debbono rispettare, chi più chi meno, più o meno consapevolmente, le cronache degli ultimi anni ne sono una dimostrazione palese. Ordini di scuderia che non sono certo le soluzioni migliori per il cliente, o almeno non per tutti i clienti lo stesso prodotto può essere considerato il migliore.

Non resta quindi che prendersi il tempo necessario per decidere cosa fare di quella somma faticosamente risparmiata se non altro per non perdere soldi né in costi di gestione del conto corrente ma neppure in potere d’acquisto.

Ecco allora i sette peccati capitali assolutamente da evitare quando si pensa di investire per evitare di trovarsi in portafoglio prodotti sbagliati, costosi o non allineati alla nostra aspettativa:

  1.  Non avere obiettivi temporali e di rendimento

Definire una strategia a priori che indichi quando e quanto ci aspettiamo di rientrare in possesso l’investimento che andiamo a iniziare. Nella mia metafora del coaching significa chiedersi a che gioco giochiamo. Orizzonti temporali brevi investimenti tranquilli, orizzonti temporali lunghi investimenti più o meno “a rischio” in base anche la rendimento atteso. Definire quindi un rendimento minimo atteso, al netto della tassazione e dell’inflazione, è un requisito dato spesso per scontato ma che però viene quasi sempre dimenticato al lato pratico. La conferma mi viene dall’esperienza quando tutte le volte mi sento chiedere investimenti “sicuri” come buoni fruttiferi postali o conti deposito, investimenti che alla fine offrono sempre rendimenti netti inferiori all’inflazione, se non li si vincola per diverso tempo.

  1.  Non verificare il costo dell’investimento.

I costi, o per similitudine “la tara“, sono la componente molto spesso sottovalutata ma che incide in modo significativo sul risultato finale netto dell’investimento, cioè determinano il rendimento effettivo dell’investimento stesso, o sempre per similitudine il “peso netto“. È importantissimo accertarsi prima di quanto si stia pagando per ogni tipo di prodotto finanziario. Qualsiasi strumento ha giustamente dei costi, ma non è detto che siano commisurati al valore dello strumento stesso. Il mercato ormai offre a chiunque la possibilità di confrontare rendimenti dichiarati (passati o attesi) e i relativi costi (peso lordo e tara) e con un semplice confronto è possibile trovare strumenti che offrono lo stesso rendimento ma a costi inferiori, e quindi con un risultato migliore (peso netto).

  1.  Mettere tutte le uova nello stesso paniere

Diversificare gli investimenti. Per quanto si sia convinti della bontà dell’investimento, nessuno ha la sfera di cristallo e nessuno sa con certezza come e in che direzione si muoveranno nel futuro i mercati. Il modo migliore per non rischiare è come si faceva una volta, non mettere tutte le uova nello stesso paniere, cioè non concentrare tutto il capitale in un unico strumento o segmento di rischio. Sia che si disponga di piccole come di grosse somme da investire, non concentrare mai “molto” capitale in un unico strumento, segmento di mercato (asset class), ma di diversificare su più titoli diversi, su più tipi di titoli diversi come ed esempio Azioni, Obbligazioni, Fondi, ETF ma comunque differenziati per settore o tipologia.

  1.  Avere fretta

La fretta è cattiva consigliera, a maggior ragione nel mondo della finanza. Investire in modo graduale è un’ottima strategia per molteplici motivi, il primo fisiologico perché non sempre si ha a disposizione somme rilevanti tutte assieme. Altro motivo per dilazionare l’investimento è quello di sfruttare la volatilità dei mercati. L’imprevedibilità, la volatilità o fluttuazione dei mercati suggerisce di entrare in momenti diversi, andando così ad accumulare investimenti con prezzi mediati nel tempo.

  1.  Volere tutto subito

Investire non è speculare. Due concetti opposti la cui differenza predominante è l’orizzonte temporale del risultato. Col trading si perseguono guadagni immediati o quasi, l’investimento è una strategia lunga da individuare prima, e perseguire nel durante. Obiettivi ponderati nel tempo e nei risultati, cercando di perseguirli tenendo sotto controllo il loro andamento durante tutta la vita dell’investimento.

  1.  Seguire il gregge

Uno degli errori che si compiono più spesso nel gestire i propri investimenti è quello di agire sulla spinta di notizie sentite sui media come internet, televisione o giornali. Questa “non strategia” si rivela perdente da subito poiché le notizie dei mercati vengono divulgate a fatti già accaduti, il cui impatto, se c’è stato, è già scontato (incorporato) nei prezzi dei mercati al momento della divulgazione della notizia. Un dei modi di dire più ricorrenti tra gli addetti ai lavori recita: “acquista sulle voci e vendi sulle notizie”, per cui se lo dicono gli addetti ai lavori forse un minimo di veridicità c’è. Le notizie di un crollo dei mercati, che per molti costituisce motivo di preoccupazione, per altri potrebbero costituire un’opportunità di acquisto conveniente, d’altronde in ogni mercato da che mondo è mondo, vige la regola della domanda e dell’offerta, c’è sempre uno che compra quando un’altro vende.

  1.  Farsi prendere dall’ansia

Un altro errore che si compie spesso è quello farsi condizionare dagli andamenti dei mercati e di vedere soltanto il risultato nel breve e brevissimo periodo. Perdere di vista l’obiettivo con il quale si è pianificato l’investimento. Cambiare in corsa la strategia senza avere una strategia alternativa. Il risultato sarà di vendere quando i prezzi sono scesi ai minimi e di acquistare invece quando i prezzi sono saliti sui massimi. E’ talmente risaputo questo comportamento irrazionale dell’essere umano che esiste una intera branca di studi chiamata finanza comportamentale o economia emotiva che analizza questi comportamenti.

Ecco l’elenco dei sette peccati capitali che l’investitore medio tende a sottovalutare e a perdere di vista nel momento di prendere decisioni su come e dove investire.

Se anche tu non vuoi correre il rischio di trovarti a dover dire “se lo avessi saputo prima“, prenditi il tempo di informarti almeno confrontando più fonti, meglio se indipendenti.

 

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