Plusvalenze e Minusvalenze, un capitale da recuperare entro fine anno


minusvalenze è tempo per recuperarle

Plusvalenze e Minusvalenze, è tempo di fare attenzione per compensarle, in questo periodo, ogni anno.

La posizione fiscale o zainetto fiscale questo sconosciuto.

Stare attenti ai propri soldi è la prima regola per risparmiare.

Lo diceva la mia nonna e lo dice la televisione in uno slogan dello spot che in questo periodo si vede di frequente.
Si avvicina la fine anno ed è tempo, per i risparmiatori accorti, di guardare alla chiusura dell’anno finanziario e di aggiustare il tiro, se necessario, per non disperdere risorse a cui si ha diritto per non pagare più tasse di quelle dovute.
Il risparmio lo si ottiene anche compensando le tasse già pagate.
Sono sicuro che anche tu, se stai leggendo, ci tieni ai tuoi risparmi, per cui hai ben chiaro il problema, non lasciare che “evaporino” i crediti di imposta a cui hai diritto.
Se ti è arrivato a casa l’estratto conto bancario dell’ultimo trimestre o ti è arrivata la comunicazione che è disponibile on-line difficilmente troverai tra le righe la tua posizione fiscale o altrimenti detto zainetto fiscale.

Ma cos’è lo Zainetto Fiscale?

In pratica lo zainetto fiscale è quel conto in cui viene fatta a somma algebrica dei “capital gain” (guadagni da capitale), ed è cioè la differenza della tassazione fra guadagni (plusvalenze) e perdite (minusvalenze) derivanti dalla compravendita di azioni o altri valori mobiliari come fondi comuni, obbligazioni governative, obbligazioni societarie, ecc. ecc…

Perché è importante conoscere la propria posizione fiscale o zainetto fiscale?

Perché ti permette di pagare meno tasse sugli investimenti che oggi chiudi in guadagno (con pulsvalenze) se negli ultimi quattro anni hai venduto o “switchato” titoli in perdita (minusvalenze).

Come funziona il risparmio fiscale?

Supponi di avere 1.000 euro di minusvalenza da recuperare entro la fine dell’anno (al 31/12/2017 limite riferito alla data dell’articolo) nel tuo zainetto fiscale.

Oggi vendi un’azione con un guadagno di 2.000 euro.

Senza la minusvalenza pagheresti 520 euro di tasse allo Stato, che corrispnde al 26% dei 2.000 euro.

Grazie alla minusvalenza, invece, ne paghi solo 260 euro, perchè hai accumulato nel tuo zainetto fiscale 260 euro di minusvalenza riferito al 26% di 1.000 euro, la differenza tra i 520 di plusvalenza e i 260 euro di minusvalenza sono esattamente 260 euro di tasse da pagare. 

Quali sono le minusvalenze in scadenza a dicembre 2017?

Sono quelle che hai ottenuto 4 anni fa, quindi maturate vendendo investimenti in perdita nel 2013.

Dove trovo e quante sono le minusvalenze in scadenza?

Se non te le sei appuntate man mano che hai venduto, la banca dovrebbe comunque averti inviato comunicazione in cui ti dice quante sono. Altrimenti, chiedi alla banca di dirti quante sono e quali sono in scadenza.

Che succede se le minusvalenze scadono?

SPARISCONO E TU PERDI LA POSSIBILITA’ DI RISPARMIARE SULLE TASSE

Come non perdere le minusvalenze in scadenza?

Non tutti gli strumenti finanziari possono concorrere al recupero delle plusvalenze perché in base alle attuali norme sulla fiscalità (definite dal TUIR, Testo Unico delle Imposte sui Redditi), esistono due tipi di utile che possono derivare da un investimento finanziario:

  • redditi di capitale: rientrano in questa categoria i proventi ritenuti “certi nella loro esistenza”, ovvero che non dipendono da circostanze aleatorie, bensì sono ragionevolmente sicuri: sono sempre positivi. In questa categoria si considerano, tra gli altri, i guadagni derivanti da cedole delle obbligazioni e dividendi delle azioni, interessi dei conti correnti e dei certificati di deposito, proventi dei pronti contro termine, fondi comuni, sicav ed etf (ma attenzione non le perdite realizzate tramite questi ultimi prodotti cioè fondi comuni, sicav ed etf, che sono considerate invece redditi diversi). I redditi di capitale non sono mai compensabili, e vengono tassati immediatamente tramite l’applicazione dell’aliquota prevista (attualmente il 26% dei guadagni, tranne per titoli di stato ed equiparabili ai quali viene applicata l’aliquota del 12,5%).
  • redditi diversi (capital gain): sono i profitti incerti non soltanto nell’ammontare, ma anche nella loro esistenza, perché dipendono da circostanze non predeterminate. A differenza dei redditi di capitale, possono essere positivi o negativi. Tipici esempi di questa categoria sono i guadagni derivanti da vendita di azioni ed obbligazioni a prezzi superiori a quelli di acquisto, proventi da certificati strutturati, Etc, Etn e strumenti derivati, operatività in divise estere e, come detto, le perdite derivanti da investimenti in OICR (Organismi di investimento collettivo del risparmio, ovvero fondi, sicav, etf).

LA BANCA SI OCCUPA DI FARE I CALCOLI, SI MA MEGLIO CHE NOI CONTROLLIAMO

In regime fiscale di risparmio amministrato è la banca ad occuparsi di tutto ciò che riguarda la fiscalità, poiché agisce come “sostituto di imposta”, ovvero esegue i calcoli ed i pagamenti per nostro conto. Sul conto corrente verranno regolate le operazioni al netto dell’effetto fiscale, ed a noi spetterà soltanto il compito di verificare che tutto sia stato fatto nella maniera corretta.

La cosa che non fa la banca è avvisarti se hai delle minusvalenze in scadenza ed a quanto ammontano perché questo è un tipico servizio di consulenza.

Ecco perché è essenziale per la tua sicurezza finanziaria avere sotto controllo non solo l’andamento dei titoli che hai in portafoglio ma anche la sua efficienza prendendo in considerazione tutti gli aspetti legati all’investimento ed alle sue implicazioni.

Cosa posso suggerirti:

  • Controlla la tua posizione dello “zainetto fiscale”, tieni monitorato in prossimità di ogni fine anno di quanti crediti sulle minusvalenze sono in scadenza;
  • Verifica se nel tuo dossier titoli vi sono investimenti sui quali è possibile realizzare un guadagno compensabile (capital gain) se e quando hai minusvalenze in scadenza;
  • Ottimizza sempre fiscalmente il tuo portafoglio per sfruttare le minusvalenze maturate anche con disinvestimenti o switch in fondi comuni (OICR) pregresse prima della loro scadenza (4 anni dopo l’anno di maturazione);
  • Fai attenzione alle tempi di esecuzione delle operazioni bancarie per non rischiare di sforare i termini di fine anno, tieni conto dei giorni lavorativi.

Se tutto questo ti sembra complesso o complicato da realizzare e sei portato a pensare di lasciare le cose come stanno perché tanto poi ci pensa la banca.

Se sei deluso perché ti aspettavi una banale lista della spesa su “Come pagare meno tasse”, elargita a chichesia senza conoscere chi sei, cosa fai e cosa vuoi.
Non sei il tipo di cliente che cerco perché questa è la mentalità migliore che ti porterà a “piangere sul latte versato”.
Come probabilmente avrai già fatto nel corso degli anni.

 

 

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