Piani Individuali di Risparmio


PIR - Piani Individuali di Risparmio

Piani individuali di Risparmio ovvero i PIR, non passa giorno che non si senta parlare di PIR, tutti parlano dei PIR e tutti hanno il loro PIR da proporre, ma cosa sono i PIR e a cosa servono?

Cosa sono i Piani Individuali di Risparmio?

I PIR sono definiti come Piani Individuali di Risparmio e sono dei contenitori finanziari all’interno dei quali vengono proposti titoli variamente suddivisi (obbligazioni, azioni e quote di fondi di investimento che facciano capo prevalentemente all’economia italiana), seguendo dei limiti ben definiti in fase di istituzione, con enunciati vantaggi a fronte di alcuni vincoli.

Sono stati istituiti con la Legge di bilancio 2017, prendono spunto da strumenti analoghi già diffusi in nazioni come Gran Bretagna, Francia, Usa e Giappone, ed hanno come obiettivo di far conoscere e apprezzare alle famiglie italiane altre forme di investimento che non siano i classici titoli obbligazionari a cedola o a quelli che una volta erano percepiti come a capitale garantito. Il tutto, se fatto per bene,  invogliando i risparmiatori italiani a spostare parte dei loro capitali verso l’economia reale preferibilmente in piccole e medie imprese quotate nei vari listini della borsa e che operano prevalentemente in Italia.

Con che vantaggi vengono proposti i Piani Individuali di Risparmio

La parola che più ricorre quando si parla di PIR è “esenzione”, cioè consente al risparmiatore di usufruire della esenzione dalle imposte sui potenziali guadagni percepiti col PIR a patto che l’investimento sia mantenuto per almeno 5 anni dalla sottoscrizione e l’esenzione delle imposte di successione. Bisogna però fare molta attenzione alla percentuale della tassazione perché erroneamente si è indotti a pensare che sia del 26% come avviene per quasi tutti gli strumenti finanziari, ma bisognerà analizzare la composizione del PIR in quanto, se all’interno del PIR vi fossero titoli di stato emessi da Stati Sovrani che rientrano nella lista degli stati fiscalmente trasparenti, la cosiddetta White List la loro tassazione sarebbe inferiore, ovvero al 12,5%. Per cui, come mi ha insegnato un mio maestro, quando si parla di investimenti strutturati in più sottostanti la tassazione in italia è del 12,50% tendente al 26%.

Riepilogando quali sono le caratteristiche che i Piani Individuali di Risparmio devono avere per poter godere della esenzione della tassazione dei redditi e imposta di successione:

  • Almeno il 70% deve essere investito in strumenti finanziari di aziende italiane o estere europee con stabile organizzazione in Italia.
  • Non più del 30 % deve essere investito in qualsiasi strumento finanziario.
  • Almeno il 21 % deve essere investito in società non presenti nell’indice principale di borsa FTSE MIB.
  • Non più del 10 % deve essere investito in strumenti finanziari di un unico emittente.
  • L’investimento deve essere mantenuto per almeno 5 anni.
  • L’investimento massimo annuale in PIR è di 30.000 € anche a rate per persona fisica.
  • L’investimento massimo cumulabile totale per persona fisica per rientrare nella categoria PIR è di 150.000 €.

A chi sono indirizzati i Piani Individuali di Risparmio

I PIR sono riservati alle singole persone fisiche, nello specifico i piccoli investitori. Non possono essere cointestati, lo dice la definizione, non possono essere sottoscritti né da aziende né da altre persone giuridiche.

Sono investimenti a medio, medio-lungo periodo perché per poter usufruire della detassazione devono essere mantenuti in portafoglio per almeno 5 anni.

Sono investimenti che per poter massimizzare la detassazione investiranno prevalentemente in azioni e in particolare in azioni italiane. Da qui la necessità di valutare bene l’impatto che, anche solo la soglia massima di 30.000€ all’anno, avranno sul portafoglio del singolo investitore. Con portafogli modesti si sentià maggiormente l’effetto del rischio azionario su di un singolo paese.

E’ tutt’oro quello che è chiamato Piano Individuale di Risparmio

Forse, ma attenzione ai costi. Nel sottoscrivere un PIR meglio appurare quali sono i costi legati al prodotto applicato dalla società che li propone. Ci potrebbero essere delle spese di sottoscrizione e di gestione, ma anche di performance. Così meglio confrontare l’ipotetico vantaggio fiscale con i costi che si potrebbero sostenere per l’accensione di un PIR. Tra i primi prodotti che le Società di Gestione del Risparmio (SGR) hanno lanciato sul mercato ci sono fondi con commissioni di ingresso che possono arrivare fino al 4% e commissioni di gestioni annue fino a  1,50%.

È perciò necessario prestare la massima attenzione ai costi, per evitare che i benefici fiscali svaniscano, erosi dalle commissioni.

Non sono adatti a qualsiasi investitore: esprimono un’elevata concentrazione di rischio sull’Italia, con almeno un quinto del portafoglio destinato a società a piccola e media capitalizzazione.
Se le quote di un fondo vengono trasferite da un intermediario a un altro, non si perdono i benefici fiscali. Questo non vale, però, in caso di switch, quando, cioè, si vendono quote di un prodotto, per acquistarne un altro.
Essendo un prodotto nuovo rimangono dei punti da chiarire.
Per esempio se, in caso di trasferimento a un erede, l’anzianità nell’investimento maturata dal genitore venga automaticamente trasmessa»; se per accedere ai benefici fiscali nel 2017, sia necessario attivare il Pir entro fine aprile: le somme investite nel piano devono rispettare i requisiti per almeno due terzi dell’anno.
In più la novità ha portato molte case di investimento a mettere sul mercato PIR e i numeri messi a segno nelle prime settimane di commercializzazione sono interessanti. In un mese l’Etf azionario Pir di Lyxor ha raccolto 314 milioni di euro. Mediolanum dichiara 300 milioni. Eurizon, 200. Arca e Pioneer 100 milioni a testa. Ci sono anche Zenit (10 milioni) e Sella Gestioni (6 milioni), partiti da pochi giorni. Tanti numeri interessanti in un mercato ancora in fase di definizione.

 

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