Fondi a scadenza: l’abbaglio del rendimento certo


costo fondi a scadenzaFondi a scadenza o a cedola sono sempre più presenti nei portafoglio dei risparmiatori, ma siamo sicuri che rispettino veramente le nostre aspettative?

Quando ho l’occasione di analizzare il portafoglio dei miei clienti o potenziali tali, sempre più spesso mi si prospettano investimenti in fondi con flusso cedolare con a durata predeterminata, più tecnicamente, fondi a scadenza predefinita.

Quando chiedo il motivo per il quale si è fatto questo tipo di investimento ho sempre la sensazione che sia stato confuso col classico buon BTP.

Questo è quello che resta impresso nella memoria del risparmiatore riguardo a questo tipo di investimento, solo i lati positivi ovviamente. A me poi tocca cercare di spiegare e far capire anche i lati negativi dello strumento. Non è tutt’oro quello che luccica anzi, i conquistatori delle americhe scambiavano con i nativi pezzetti di vetro con oro.

Se da un lato la richiesta di certezza è legittima, dall’altro la proposta di prodotti di investimento senza aver spigato ed accertato che il cliente abbia ben compreso anche i rischi è dato per scontato, in quanto sarebbe eticamente scorretto ma anche illegale, spiegare anche i costi impliciti forse, visto il mio personale riscontro, a volte viene fatto con molta “fretta”.

Si perchè la cedola costante nel tempo, a volte perfino garantita, associata al rimorso del capitale a scadenza sono le motivazioni che mi riportano i miei interlocutori.

Ma cosa sono i “fondi a scadenza o cedola”? Sono dei fondi comuni di investimento che, dopo aver raccolto il denaro dei sottoscrittori in uno spazio temporale della durata di un paio di mesi, chiamato “periodo di collocamento”, lo gestiscono, investendolo prevalentemente in obbligazioni e titoli di stato.

Dal punto di vista tecnico i “fondi a cedola” si caratterizzano per avere:
– una scadenza predefinita che generalmente è di 4-5 anni;
– uno stacco periodico di una cedola, che può essere variabile oppure predeterminata, ossia di un ammontare fisso e che generalmente è pagata con frequenza semestrale oppure annuale.

Quindi vediamo cosa devo sempre ripetere ai miei interlocutori, occhio ai costi, sia per questo che per tutti gli strumenti di investimento, sono i costi che pregiudicano il rendimento. I costi sono la tara del nostro capitale per cui, per similitudine, parlando di investimenti:

Rendimento (peso netto) = Capitale finale (peso lordo) – Costi (tara)

La maggior parte dei Fondi a scadenza che ho avuto occasione di analizzare sono stati proposti durante il “periodo di collocamento”, per cui, come da prassi bancaria, si acquisiscono le prenotazioni di quote d’investimento senza ancora conoscerne il reale valore della quota stessa per poi acquistare in collocamento al valore stabilito. Questo non sarebbe sbagliato se non che, solo in questa fase, ci sono dei costi chiaramente descritti col nome di “commissioni di collocamento” applicata su suggerimento della Banca d’Italia per garantire una equa ripartizione dei costi tra i vari collocatori.

Ciò significa che al collocamento il risparmiatore non paga il valore netto dell’investimento ma paga anche il lavoro intellettuale e burocratico svolto per generare e distribuire il titolo oggetto dell’investimento.

Questo costo in questo periodo mediamente si aggira tra uno e due volte il valore della cedola, il che si traduce in una perdita di guadagno per un anno o due.

Altra condizione che bisogna andare a cercare con la lente di ingrandimento tra le righe nel documento informativo o, tecnicamente parlando, KIID (Key Investor Information Document), sono frasi del tipo «la distribuzione delle cedole potrebbe essere superiore alla redditività del portafoglio, rappresentando quindi un rimborso parziale del valore delle quote».

Quando vedo queste condizioni mi chiedo se siano o meno state spiegate agli investitori. Chi, consapevolmente, accetta di pagarsi una cedola, un rendimento, con i propri soldi investiti non dai propri soldi ma con i propri soldi, in questo caso sottraendo quote dal fondo.

Faccio un esempio: se la cedola dell’investimento proposto è garantita diciamo del 3% e sfortunatamente il gestore del fondo per quel periodo non riesce ad andare oltre diciamo il 2%, vuol dire che la differenza (1%) verrà presa dal nostro capitale investito! Ci restituiscono i nostri soldi togliendoli dal nostro capitale. Ma non è finita perché su quel 1% dei nostri soldi prelevati dal nostro capitale ci paghiamo anche le tasse come se fosse un rendimento del capitale (12.5% tendente al 26% in funzione della composizione del fondo).

Altra voce da andare ad analizzare sono i costi di gestione, ci sono, sono fisiologici ma variano da società a società. Questi sempre e comunque erodono se non azzerano il valore della cedola, per cui valorizzare sempre il rendimento netto.

A volte capita di incontrare una altra voce di costo che sono i costi di performance o di incentivo: se l’investimento raggiunge o supera un certo risultato allora si fa pagare un premio. Lecito e plausibile ma deve essere chiaro fin dall’inizio.

Penali in caso di riscatto totale o parziale anticipato, quasi tutti i fondi a scadenza hanno tra le varie condizioni questo tipo di clausola, forse è la ragione che mi ha spinto maggiormente ad assimilare questi fondi alle obbligazioni statali, la certezza di non dover disinvestire questa somma per i prossimi anni, di solito 4-5. Solo per avere una idea della loro importanza ho visto penali del 3% che decresce giornalmente in base al tempo in cui si è resta investiti e fino a scadenza.

Ultima considerazione, ma non meno importante, è la clausola che ho trovato nei famosi KIID che recita più o meno che alla scadenza del vincolo contrattuale del Fondo il capitale verrà reinvestito in un altro prodotto della stessa casa. Questo prodotto è già stabilito in anticipo alla sottoscrizione del “Fondo a scadenza” una sorta di tacito rinnovo. Praticamente è come se il risparmiatore decidesse di investire in due fondi, il primo ponderato alla sottoscrizione, il secondo predeterminato con 4 o 5 anni di anticipo e relativi costi di sottoscrizione.

Questo è solo un breve excursus sulle casistiche si investimento che incontro durante il mio lavoro, personalmente non li considero strumenti efficienti per tutti i motivi che ho cercato di elencare nell’articolo, ma è anche vero che ogni caso andrebbe studiato singolarmente.

 

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