Come lo Spread influisce sui nostri portafogli


Spread e risparmio

Spread che influenza ha sul nostro portafoglio in banca?

Lo spread, è dal 2008 con il fallimento della banca Lehman Brothers e l’innesco della crisi economica internazionale, e subì un ulteriore scossone del 2010 con il tracollo della Grecia.

Questo nuovo termine, fino ad allora sconosciuto ai più, sta riscuotendo sempre più popolarità sui media, soprattutto negli ultimi tempi è un tema sempre più di attualità e oggetto di dibattito, persino nei bar.

Ma cosa è lo spread?

Spread è una parola inglese che usata nel linguaggio politico o finanziario indica la rapporto o un differenza fra due grandezze.

Lo spread è una “differenza o divario” tra il prezzo di vendita ed il costo d’acquisto altimenti chiamato margine. Esiste anche lo spread tra due indici, tra un indice e un paramentro ad esso confrontato.

Ma lo spread che ultimamente è sulla bocca di tutti, è la differenza di rendimento tra titoli di stato emessi dalla Germania (detti Bund), considerati i più affidabili e utilizzati come termine di paragone e i BTP (Buoni Poliennali del Tesoro) italiani entrambi con scadenza decennale.

Ma esiste anche lo spread sui prestiti, ad esempio quando si chiede un mutuo in banca.

Lo spread applicato sul tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee, altrimenti detto Euribor, e il margine che la banca si tiene per se per gestire le proprie politiche finanziarie.

Se lo spread sale gli istituti di credito pagano interessi maggiori sui loro impegni e le loro transazioni, il loro margine cala, di conseguenza debbono aumentare i costi per la clientela. Perchè le banche non sono ne buone ne cattive, le banche sono aziende che erogano servizi per ricavarne un utile, così come la maggior parte di noi si alza tutte le mattine per andare a lavorare e percepire uno stipendio.

Ecco spiegato perché, per i vecchi mutui in essere “non cambia nulla” a meno di disastri, ma già da ora, lo stanno confermando l’allungarsi dei tempi per il disbrigo delle pratiche per la concessione dei mutui alle giovani coppie, per i futuri debiti contratti dalle nuove coppie e famiglie che chiederanno un finanziamento o mutuo la situazione inizia a far vedere la reale faccia del vivere quotidiano.

Ed al nostro portafoglio in banca cosa succede?

La risposta non è ne semplice ne univica. La risposta più sensata è: dipende.

Dipende da come è strutturato il portafoglio, dipende da quale orizzonte temporale abbiamo impostao sul nostro investimento e dipende da quale è la nostra strategia di investimento.

Se nel nostro portafogli abbiamo titoli di debito dello stato italiani, i più comuni sono BTP e CCT (Certificati di Credito del Teoro), e non abbiamo intenzione di venderli fino alla scadenza, a meno di clamorosi avvenimenti sulla solvibilità dello stato italiano (rischio emittente) non succede nulla. Per cui se avete pianificato correttamente, diversificato coscentemente e siete consapevoli del rischio emittente inserito nel portafoglio si possono dormire sonni relativamente tranquilli.

Ma se per caso si dovesse avere la malaugurata esigenza di disporre di una cifra, da prelevare forzatamente dagli investimenti in titoli di stato prima della scadenza allora potremmo avere delle sorprese.

Perché è importante conoscere le dinamiche degli strumenti finanziari?

Prima di investire è bene informarsi su quali siano le caratteristiche degli strumenti sui quali si vanno a PRESTARE i nostri soldi. Tutte le volte che investiamo, noi prestiamo i nostri soldi a qualcuno che ha un suo progetto ma non i soldi per realizzarlo e questo soggetto va sul mercato a chiedere soldi in prestito, con la promessa che li restituirà tra qualche tempo. Visto che gratis non fa niente nessuno, chi chiede il prestito offre un compenso, compenso che può essere unico alla scadenza o un rendimmento nel durante il prestito.

Come vengono venduti i titoli di Stato?

I titoli di Stato possono essere comprati attraverso intermediari in asta di collocamento, ovvero quando vengono emessi per la prima volta, oppure durante la loro vita residua in continuo sul MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni) al prezzo fissato dal mercato di quel momento.

Il rendimento dei titoli dipende quindi dall’insieme di due elementi:

  • il valore della cedola (interessi che ci vengono pagati semestralmente)
  • il differenziale di prezzo tra il momento dell’acquisto (che sia in asta o sul mercato) e il valore nominale che viene rimborsato alla scadenza (100)

Visto che alla scadenza, qualunque sia stato la quotazione durante la vita del nostro titolo, per contratto ci viene restituito il valore nominale del capitale investito, cioè un prezzo pari a 100. Va da se che, se io acquisto il mio titolo sotto la pari (a meno di 100), quel differenziale incrementa il mio rendimento complessivo, mentre se lo acquisto sopra la pari (a più di 100) per capire se ho fatto un buon investimento debbo considerare la somma delle cedole che mi verranno corrisposte dal momento dell’acquisto fino alla scadenza del titolo.

Cosa influenza il valore dei titoli di Stato durante la loro vita finanziaria?

Sono molteplici i fattori che influenzano il prezzo di uno strumento finanziari ed ognuno di essi è legato ad un rischio, se ad esempio volessimo acquistare titoli di paesi fuori dall’EURO saremmo influenzati dal rischio cambio, il rischio che intercorre nel concambio tra le monete di riferimento, l’Euro e la moneta in cui è emesso il titolo in questione.

Altro rischio sempre presente nel momento in cui decidiamo di prestare i nostri soldi a qualcuno è il rischio solvibilità del prestante o rischio emittente. Il rischio cioè che chi riceve i nostri soldi, in questo caso lo Stato, non sia in grado di rimborsare ai risparmiatori o agli investitori istituzionali i soldi che gli hanno prestato. Nel caso più estremo si arriva al default, di fallimento dell’emittente o, parlando di titoli di stato italiani, il mancato rimborso alla scadenza nei termini stabiliti le famigerate CACs.

Cosa sono le CACs?

Le CACs sono clausole introdotte sui nuovi contratti di acquisto di titoli di stato, con durata superiore all’anno, a far data del gennaio 2013. Si tratta di una serie di regole che permettono agli Stati che vivono una situazione di difficoltà di attuare una ristrutturazione del debito che da la possibilità di ricontrattare interessi e scadenze dei Titoli di Stato emessi, così come di proporre agli investitori anche lo scambio con obbligazioni differenti.

Nella sostanza, i titoli di stato con emissione dal gennaio 2013, ovvero Btp, e CCT, anche indicizzati all’inflazione, con denominazione Cac, permettono allo Stato di mettere in atto le azioni elencate precedentemente, vale a dire una ricontrattazione delle condizione stipulate al momento dell’acquisto. Insomma, lo Stato ci può dire: mettiamoci d’accordo e ti pago una parte! La cosa è piuttosto particolare, mettiamola così. Se c’è una cosa su cui il piccolo risparmiatore ha sempre contato è proprio la sicurezza dell’investimento in Titoli di Stato.

In pratica ecco la lista di quelle che sono le voci più significative delle modifiche unilaterali permesse dalle Cacs.

  • La data di scadenza del titolo può essere posticipata
  • Si può ritardare il pagamento delle cedole
  • Lo Stato può decurtare pagamenti delle cedole e rimborsi
  • Il metodo per il calcolo dei pagamenti può essere cambiato in modo arbitrario
  • Può cambiare la valuta di pagamento

Mi sono dilungato su di un argomento spesso sottovalutato ma, essendo clausole scritte nei contratti che firmiamo alla sottoscrizione dei titoli di stato, mi  sembra un aspetto non di secondaria importanza da considerare nel momento che si decide di prestare i nostri soldi a qualcuno (lo Stato per l’appunto).

Va anche detto che, l’eventualità che si arrivi ad una situazione del genere è molto remota. Se infatti lo Stato si avvalesse di un’opportunità come quella offerta dalle clausole di azione collettiva non farebbe altro che ammettere di essere sull’orlo del default e questo non porterebbe altro che ad un’esplosione degli interessi che il Tesoro sarebbe tenuto a pagare per finanziare il debito pubblico. Comunque il rischio c’è, questo è sicuro.

Cosa dovrei valutare quando scelgo a chi prestare i miei soldi?

La risposta è spontanea: l’affidabilità. La capacità cioè di gestire al meglio i miei soldi prestati e le statistiche che mi dicano quante volte il prestante non ha rispettato i termini di contratto.

Per fare un esempio abbastanza calzante, visto che oltre il 77% delle famiglie italiane vive in un immobile di proprietà, voglio farvi una domanda:

Affitteresti il tuo immobile ad un potenziale inquilino sapendo che ha un debito in banca a cui non riesce, costantemente, a far fronte se non chiedendo periodicamente altri finanziamenti?

Supponiamo di avere due appartamenti di uguale valore (il tuo risparmio) e di avere due pretendenti, uno affidabile ed uno nelle condizioni sopra descritte, a quanto sareste disposti ad affittare al primo ed a quanto saresti disposti ad affittare al secondo?

A chi affittereste a meno e a chi chiedereste di più?

La differenza tra questi due valori è uno “SPERAD”.

Lo spread che in ambito internazionale finanziario stiamo pagando per far acquistare i nostri titoli di debito agli investitori internazionali, lo spread, all’interno della stessa moneta, tra uno stato considerato affidabile ed un altro, italiano, spagnolo, francese che sia, ad ognuno il suo spread.

Ed al nostro portafoglio investito in titoli di stato in modo diretto o indiretto come influisce lo Spread?

Se hai un portafoglio investito in modo diretto in titoli di stato italiani (BOT, BTP, CCT, CTZ, ecc… ecc…) e non hai bisogno di realizzare prima della scadenza naturale il rendimento è definito e, cacs a parte, certo.

Se hai in portafoglio titoli che investono in modo indiretto in titoli di stato italiano (fondi comuni, polizze assicurativa, titoli garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, titoli obbligazionari di istituti di credito che hanno in portafoglio titoli di stato ecc… ecc…) le conseguenze le puoi misurare quotidianamente sui siti dove compaiono le quotazioni di questi, basta conoscere il codice identificativo univoco di ogni titolo in portafoglio, l’equivalente della sua matricola o codice fiscale per similitudine, ovvero l’ISIN.

Ora le domande che ti pongo sono:

  • Quanto sei esposto a questo rischio?
  • Quanto hai effettivamente diversificato dal rischio emittente?
  • E gli immobili sono esenti da questo rischio?

Da buoni italiani non siamo abituati a porci queste domande, ma potremmo farci aiutare, non dalla televisione, non dall’amico al bar, non dall’addetto alle vendite.

Alza lo sguardo e decidi.

 

 

 

 

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