Caro portafoglio ma quanto sei caro


Caro portafoglio ma quanto mi costi?

Questa è la domanda che ogni risparmiatore si dovrebbe porre nel momento in cui si appresta a valutare il risultato dei suoi investimenti, almeno i risparmiatori più attenti.

L’efficienza in senso lato e dei portafogli di investimento, in questo caso, non si valuta col solo valore massimo, ma deve tenere conto anche dei costi.

Perché spendere di meno è la giusta strada per arrivare al successo degli investimenti.

Come dicevano i nostri nonni: ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato.

L’esempio scolastico più banale per spiegarti il concerro del caro portafoglio è quello che ci insegnavano alle scuole elementari:

Peso Netto = Peso Lordo – Tara.

Rendimento Netto = Rendimento Lordo, ovvero il rendimento dichiarato dal Gestore, – Tara, ovvero i costi applicati dalla società che amministra il singolo prodotto (Gestore) ed i costi applicati da chi distribuisce il prodotto (Intermediario).caro portafoglio - costi rendimenti una equilibrio precario

In tutti i periodi, non solo quelli di vacche magre, il controllo dei costi, assume una importanza fondamentale per avere rendimenti netti migliori.

Iniziamo con il controllo dei costi. 

E’ questa una delle cinque aree su cui tu investitore dovrai concentrare la tua attenzione.

Imparare a cercare tra le pieghe delle note informative, di ogni singolo prodotto, di ogni singolo intermediario, per andare a cercare quelle che sono le voci di spesa e quindi di costo, che penalizzano il rendimento netto del tuo caro portafoglio.
caro portafoglio - risparmio programmato

Lo so, non è facile, le clausole “non positive” dei contratti sono scritte in piccolo e spesso usano termini o acronimi di difficile comprensione, ma le cose stanno per cambiare.

Più trasparenza con Mifid 2

Con l’entrata in vigore della normativa europea denominata MIFID 2, per gli operatori italiani dovranno affrontare il tema tanto delicato quanto scottante, la direttiva comunitaria che entrerà in vigore il 3 gennaio 2018.

“Le novità sul regime di trasparenza dei costi e degli oneri che gli intermediari sono obbligati a rendere noti nei confronti della clientela rappresenta un elemento rilevante e sarà un campo sul quale si giocheranno molte sfide competitive, in ragione del cambiamento di approccio che tocca la percezione degli investitori”, spiega l’avvocato Luca Zitiello, managing partner dello studio Zitiello e Associati in un suo recente intervento.

Che cosa cambierà:

Sui mercati maturi come quello statunitense o anglosassone, i costi hanno assunto un ruolo centrale, dopo essere stati poco considerati per molti anni.

Gli strumenti di investimento dovranno rapportarsi non solo al benchmark (parametro di Riferimento) dichiarato, ma anche alla concorrenza, dovendo palesare i costi fino ad ora tenuti più o meno occulti.

Questo porterà gli investitori attenti ai loro risparmi a chiedere informazioni sempre più stringenti su:

  • costi di sottoscrizione;
  • costi di gestione;
  • costi di performance.

Costi e performance

caro portafoglio - crescita rendimento

Numerosi studi hanno dimostrato che i costi sono l’indicatore migliore delle performance future di un strumento di investimento. Le spese, infatti, riducono il rendimento, per cui, come diceva mia nonna, meno si paga, più si guadagna.

L’efficienza è la base del rendimento.

Negli Stati Uniti gli investitori se ne sono già accorti. Gli strumenti più efficienti hanno avuto flussi netti sempre crescenti negli ultimi tre anni. In Europa, il 2016 ha rappresentato un anno di cambiamento dell’approccio degli investitori a strumenti più efficienti.

La strada è tracciata, a noi percorrerla per chi crede che i costi sono il miglior indicatore delle performance future, sono noti a differenza delle performance che non possono essere previste.

La domanda più ricorrente degli investitori attivi nei prossimi anni dovrebbe essere: “Quanto mi costa?” piuttosto che “Quando mi rende?”.

 

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